“Donare con il cuore, con la mente e
con l’anima”. È il titolo del meeting promosso,
il 28 febbraio, da un gruppo di
medici della Asl Lecce - coordinamento
territoriale donazione di organi e
dall’Aido (associazione italiana
donatori organi) presso l’Iiss “Ezio
Vanoni” di Nardò, primo passo di
un percorso che vuole incontrare
gli studenti delle scuole del territorio
per discutere e riflettere insieme
sui delicatissimi temi della donazione
e del trapianto degli organi.
“Donare con il cuore, con la mente e con l’anima”. È il titolo del meeting promosso, il 28 febbraio, da un gruppo di medici della Asl Lecce - coordinamento territoriale donazione di organi e dall’Aido (associazione italiana donatori organi) presso l’Iiss “Ezio Vanoni” di Nardò, primo passo di un percorso che vuole incontrare gli studenti delle scuole del territorio per discutere e riflettere insieme sui delicatissimi temi della donazione e del trapianto degli organi.Ad intervenire sono stati il dottor
Domenico Corlianò, Dirigente
Medico dell’unità di Anestesia e
Rianimazione dell’ospedale di
Scorrano, il dottor Pino Neglia
(presidente provinciale AIDO) e la
dottoressa Caterina Carbonara, coordinatore
di Prelievi e Trapianti territoriale.
Hanno introdotto i lavori la vicepreside
dell’Istituto Anna Clara Caputo e la professoressa
Diana Rizzello che ha invitato
gli alunni presenti, frequentanti le
quinte classi, ad apprezzare “la bellezza”
della vita e a dare il giusto significato
alla parola donazione. La docente ha
ricordato poi che, in un anno, quello in
corso, in cui la bellezza sembra essere
tema ricorrente, non c’è bellezza più
grande se non dare la propria vita per
la vita dell’altro.
Entrambi i medici Neglia e Corlianò, si
sono soffermati dapprima sul tema
della sicurezza con cui si procede
all’espianto degli organi, dopo, cioè,
l’avvenuta morte cerebrale, e poi dell’
onestà di intenti e della trasparenza
con cui si procede alla donazione. Si
privilegia infatti sempre il caso più bisognoso,
quello che presenta più immediato
pericolo di vita.
Quindi ci è stato spiegato il concetto di
morte celebrale e la differenza fra
quest’ultima e il coma profondo. È la
morte cerebrale, hanno spiegato i medici,
la vera morte dell’individuo, quella
da cui non si ritorna e non quella
cardiaca, perché anche se le macchine
mantengono vivo il respiro,
la lesione cerebrale quando non
risponde alle cure, e non può né
essere curata né operata, continua
ad espandersi e non ricevendo
più sangue, muore.
La morte cerebrale, dicono, è una situazione
irreversibile e la diagnosi di morte
cerebrale è semplice e non necessita di
strumenti sofisticati. In merito, la legge
prevede un’attenta osservazione di diverse
ore, precisamente 6, da parte di
una commissione di specialisti, che si
avvalgono di tutti i dati clinici e di supporti
strumentali anche nei casi di un
minimo e teorico dubbio. Un campo
sicuramente delicatissimo ma in Italia
rigidamente normato e sicuro.
Il coma profondo è una condizione molto
differente, perché chi è in coma è
vivo, mentre chi è in morte cerebrale è
morto, e per stabilirlo sono necessari un
neurologo ed un medico legale.
La dottoressa Corlianò che ha monitorato
i dati sull’ attività dei prelievi in Italia
e in Puglia, in merito al fabbisogno di
organi ha sottolineato come la nostra
sia una delle ultime regioni per numero
di donazioni ma, nello stesso tempo, è
anche la regione da dove partono maggiori
richieste di trapianti.
L’ incontro si è concluso con le testimonianze
dei familiari di donatori, tra i
quali i genitori di Alberto Zacchino, un
nostro coetaneo frequentante il Liceo
Scientifico e morto a seguito delle lesioni
gravissime riportate in un incidente
stradale. Molto commovente la testimonianza
della madre, Simona, che con
le lacrime agli occhi ha ricordato come,
senza ancora aver parlato con i medici,
una volta accertata la morte cerebrale
del suo Alberto, sia bastato uno sguardo
con il marito per decidere di donare i
suoi organi e dare la vita ad altre persone.
Gli organi di Alberto, infatti, oggi
fanno vivere 4 pugliesi. Tra loro una
ragazzo, in particolare che ha ricevuto il
cuore di Alberto, ha incontrato mamma
Simona, per ringraziarla e raccontarle
come ora lui possa correre, salire le scale,
ballare e vivere grazie ad Alberto. Lo
staff medico ha concluso incitando i
ragazzi ad avere coraggio ed amare la
vita, due caratteristiche indispensabili
per donare. L’amore per la vita infatti,
quando si nutre di coraggio, ci fa comprendere
come dall’incontro di una vita
spezzata con una vita appesa ad un filo
possa nascere ancora gioia, felicità, bellezza.
Michele Parisi

