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| 22:32
“Donare con il cuore, con la mente e con l’anima”. È il titolo del meeting promosso, il 28 febbraio, da un gruppo di medici della Asl Lecce - coordinamento territoriale donazione di organi e dall’Aido (associazione italiana donatori organi) presso l’Iiss “Ezio Vanoni” di Nardò, primo passo di un percorso che vuole incontrare gli studenti delle scuole del territorio per discutere e riflettere insieme sui delicatissimi temi della donazione e del trapianto degli organi.
“Donare con il cuore, con la mente e con l’anima”. È il titolo del meeting promosso, il 28 febbraio, da un gruppo di medici della Asl Lecce - coordinamento territoriale donazione di organi e dall’Aido (associazione italiana donatori organi) presso l’Iiss “Ezio Vanoni” di Nardò, primo passo di un percorso che vuole incontrare gli studenti delle scuole del territorio per discutere e riflettere insieme sui delicatissimi temi della donazione e del trapianto degli organi.Ad intervenire sono stati il dottor Domenico Corlianò, Dirigente Medico dell’unità di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale di Scorrano, il dottor Pino Neglia (presidente provinciale AIDO) e la dottoressa Caterina Carbonara, coordinatore di Prelievi e Trapianti territoriale. Hanno introdotto i lavori la vicepreside dell’Istituto Anna Clara Caputo e la professoressa Diana Rizzello che ha invitato gli alunni presenti, frequentanti le quinte classi, ad apprezzare “la bellezza” della vita e a dare il giusto significato alla parola donazione. La docente ha ricordato poi che, in un anno, quello in corso, in cui la bellezza sembra essere tema ricorrente, non c’è bellezza più grande se non dare la propria vita per la vita dell’altro. Entrambi i medici Neglia e Corlianò, si sono soffermati dapprima sul tema della sicurezza con cui si procede all’espianto degli organi, dopo, cioè, l’avvenuta morte cerebrale, e poi dell’ onestà di intenti e della trasparenza con cui si procede alla donazione. Si privilegia infatti sempre il caso più bisognoso, quello che presenta più immediato pericolo di vita. Quindi ci è stato spiegato il concetto di morte celebrale e la differenza fra quest’ultima e il coma profondo. È la morte cerebrale, hanno spiegato i medici, la vera morte dell’individuo, quella da cui non si ritorna e non quella cardiaca, perché anche se le macchine mantengono vivo il respiro, la lesione cerebrale quando non risponde alle cure, e non può né essere curata né operata, continua ad espandersi e non ricevendo più sangue, muore. La morte cerebrale, dicono, è una situazione irreversibile e la diagnosi di morte cerebrale è semplice e non necessita di strumenti sofisticati. In merito, la legge prevede un’attenta osservazione di diverse ore, precisamente 6, da parte di una commissione di specialisti, che si avvalgono di tutti i dati clinici e di supporti strumentali anche nei casi di un minimo e teorico dubbio. Un campo sicuramente delicatissimo ma in Italia rigidamente normato e sicuro. Il coma profondo è una condizione molto differente, perché chi è in coma è vivo, mentre chi è in morte cerebrale è morto, e per stabilirlo sono necessari un neurologo ed un medico legale. La dottoressa Corlianò che ha monitorato i dati sull’ attività dei prelievi in Italia e in Puglia, in merito al fabbisogno di organi ha sottolineato come la nostra sia una delle ultime regioni per numero di donazioni ma, nello stesso tempo, è anche la regione da dove partono maggiori richieste di trapianti. L’ incontro si è concluso con le testimonianze dei familiari di donatori, tra i quali i genitori di Alberto Zacchino, un nostro coetaneo frequentante il Liceo Scientifico e morto a seguito delle lesioni gravissime riportate in un incidente stradale. Molto commovente la testimonianza della madre, Simona, che con le lacrime agli occhi ha ricordato come, senza ancora aver parlato con i medici, una volta accertata la morte cerebrale del suo Alberto, sia bastato uno sguardo con il marito per decidere di donare i suoi organi e dare la vita ad altre persone. Gli organi di Alberto, infatti, oggi fanno vivere 4 pugliesi. Tra loro una ragazzo, in particolare che ha ricevuto il cuore di Alberto, ha incontrato mamma Simona, per ringraziarla e raccontarle come ora lui possa correre, salire le scale, ballare e vivere grazie ad Alberto. Lo staff medico ha concluso incitando i ragazzi ad avere coraggio ed amare la vita, due caratteristiche indispensabili per donare. L’amore per la vita infatti, quando si nutre di coraggio, ci fa comprendere come dall’incontro di una vita spezzata con una vita appesa ad un filo possa nascere ancora gioia, felicità, bellezza.

 Michele Parisi

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