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| 22:40
È ancora una volta una studentessa ad aprire il dibattito, presso il Teatro Comunale, dopo la manifestazione di piazza, dopo la messa celebrata da Don Ciotti nella basilica cattedrale. L’atmosfera è di certo più pacata qui a teatro ma c’è emozione e si sente nell’aria. La studentessa legge una poesia “corale” scritta dagli studenti del suo liceo. E i tempi della narrazione poetica sono due, e sono sempre quelli quando si parla di Renata Fonte, un passato, un gesto, una notte terribile, e poi un presente in cui una donna come Renata Fonte manca, manca la semplicità dei suoi valori.
È ancora una volta una studentessa ad aprire il dibattito, presso il Teatro Comunale, dopo la manifestazione di piazza, dopo la messa celebrata da Don Ciotti nella basilica cattedrale. L’atmosfera è di certo più pacata qui a teatro ma c’è emozione e si sente nell’aria. La studentessa legge una poesia “corale” scritta dagli studenti del suo liceo. E i tempi della narrazione poetica sono due, e sono sempre quelli quando si parla di Renata Fonte, un passato, un gesto, una notte terribile, e poi un presente in cui una donna come Renata Fonte manca, manca la semplicità dei suoi valori.Prende la parola il Sindaco Marcello Risi, si riaggancia alla parole della giovane e invita tutti i giovani ad essere protagonisti della lotta contro mafia: «Perché sono proprio i giovani i cittadini più in pericolo - argomenta il Sindaco - In un vuoto di valori purtroppo la mafia sa bene cosa offrire. Da qui l’importanza della scuola, della formazion e dell’educazione ad essere cittadini». Fanno eco le parole del prefetto di Lecce, Giuliana Perrotta: «Bisogna fondare le proprie esistenze sui pilastri della legalità. Bisogna costruire la nostra società attorno ai pilastri dell' architettura della legalità che ricordava Calamandrei». Per farlo occorre la cultura ed occorrono le istituzioni si pensi, ad esempio, ricorda il prefetto, alla proposta di poter accedere ai conti bancari dei sospettatti di collusione con la mafia. Poi ritorna, quasi prepotente, il concetto di bellezza, una bellezza che va desiderata, immaginata, accarezzata ed infine realizzata come legalità. Un concetto simile, in fondo, alle parole che Borsellino disse alla sua cara moglie e che oggi risuonano come in monito: "Vedrai, tutti insieme faremo in modo che questo paese diventi migliore". Questo, in fondo, stava cercando di fare lui, il giudice Borsellino, questo cercava di fare Renata. Due sogni interrotti cui se ne aggiunge un altro, quello di Peppino Impastato, come ricorda Gian Carlo Caselli. Caselli f a u n r i t r a t t o c o m m o s s o dell’amministratrice neretina e per lei per Peppino, per Falcone, per Borsellino è doveroso lottare, come fa Libera, per esempio, per il recupero sociale e produttivo dei beni confiscati alle mafie. Perché se «la criminalità è un canto tragico del nostro paese, tema musicale sarà la l egalità, con clu d e, significativamente, Caselli.

Luana Piscitelli

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