È ancora una volta una studentessa
ad aprire il dibattito,
presso il Teatro Comunale,
dopo la manifestazione
di piazza, dopo la messa
celebrata da Don Ciotti nella
basilica cattedrale.
L’atmosfera è di certo più
pacata qui a teatro ma c’è
emozione e si sente
nell’aria. La studentessa
legge una poesia
“corale” scritta
dagli studenti del
suo liceo. E i tempi
della narrazione
poetica sono
due, e sono sempre
quelli quando
si parla di Renata
Fonte, un passato,
un gesto, una notte terribile, e poi un
presente in cui una donna come Renata
Fonte manca, manca la semplicità
dei suoi valori.
È ancora una volta una studentessa ad aprire il dibattito, presso il Teatro Comunale, dopo la manifestazione di piazza, dopo la messa celebrata da Don Ciotti nella basilica cattedrale. L’atmosfera è di certo più pacata qui a teatro ma c’è emozione e si sente nell’aria. La studentessa legge una poesia “corale” scritta dagli studenti del suo liceo. E i tempi della narrazione poetica sono due, e sono sempre quelli quando si parla di Renata Fonte, un passato, un gesto, una notte terribile, e poi un presente in cui una donna come Renata Fonte manca, manca la semplicità dei suoi valori.Prende la parola il Sindaco
Marcello Risi, si riaggancia alla
parole della giovane e invita tutti i giovani
ad essere protagonisti della lotta
contro mafia: «Perché sono proprio i
giovani i cittadini più in pericolo - argomenta
il Sindaco - In un vuoto di valori
purtroppo la
mafia sa bene
cosa offrire. Da
qui l’importanza
della scuola,
della formazion
e
dell’educazione
ad essere cittadini».
Fanno eco le parole del
prefetto di Lecce, Giuliana Perrotta:
«Bisogna fondare le proprie
esistenze sui pilastri della
legalità. Bisogna costruire la nostra
società attorno ai pilastri
dell' architettura della legalità
che ricordava Calamandrei». Per
farlo occorre la cultura ed occorrono
le istituzioni si pensi, ad
esempio, ricorda il prefetto, alla
proposta di poter accedere ai
conti bancari dei sospettatti di
collusione con la
mafia. Poi ritorna,
quasi prepotente, il
concetto di bellezza,
una bellezza che
va desiderata, immaginata,
accarezzata
ed infine realizzata
come legalità.
Un concetto
simile, in fondo, alle parole che Borsellino
disse alla sua cara moglie e che oggi
risuonano come in monito: "Vedrai, tutti
insieme faremo in modo che questo
paese diventi migliore". Questo, in fondo,
stava cercando di fare lui, il giudice
Borsellino, questo cercava di fare Renata.
Due sogni interrotti cui se ne aggiunge
un altro, quello di Peppino Impastato,
come ricorda Gian Carlo Caselli. Caselli
f a u n r i t r a t t o c o m m o s s o
dell’amministratrice neretina e per lei
per Peppino, per Falcone, per Borsellino
è doveroso lottare, come fa Libera, per
esempio, per il recupero sociale e produttivo
dei beni confiscati alle mafie.
Perché se «la criminalità è un canto
tragico del nostro paese, tema musicale
sarà la l egalità, con clu d e,
significativamente, Caselli.
Luana Piscitelli

