La grande bellezza è un film del 2013
diretto da Paolo Sorrentino. È stato presentato
in concorso al Festival di Cannes
ed ha vinto il Premio Oscar come miglior
film in lingua straniera, il Golden
Globe come miglior film straniero e numerosi
altri premi internazionali.
Jep Gambardella, il protagonista, è un
giornalista di costume e critico teatrale,
dal fascino innegabile,
impegnato a districarsi
tra gli eventi mondani
di Roma.
La grande bellezza è un film del 2013 diretto da Paolo Sorrentino. È stato presentato in concorso al Festival di Cannes ed ha vinto il Premio Oscar come miglior film in lingua straniera, il Golden Globe come miglior film straniero e numerosi altri premi internazionali. Jep Gambardella, il protagonista, è un giornalista di costume e critico teatrale, dal fascino innegabile, impegnato a districarsi tra gli eventi mondani di Roma.Cimentatosi in
gioventù anche nella
scrittura, ha scritto un
solo libro, L'apparato
umano. Non ha più
scritto altro nonostante
questa sua prima opera
fosse stata molto apprezzata.
Per la sua pigrizia,
ma soprattutto
perché sente che nella
sua vita non c'è più nulla
in cui credere, né
qualcosa da comunicare.
Lo scopo della sua esistenza è stato
quello di divenire non solo "un" mondano
ma il primo dei mondani, come lui
stesso confessa: «Quando sono arrivato
a Roma, a 26 anni, sono precipitato abbastanza
presto, quasi senza rendermene
conto, in quello che potrebbe essere
definito "il vortice della mondanità". Ma
io non volevo essere semplicemente un
mondano. Volevo diventare il re dei
mondani. E ci sono riuscito. Io non volevo
solo partecipare alle feste. Volevo
avere il potere di farle fallire».
Frequenta ogni notte un siparietto confuso
e statico di amici intimi e compagni
di sventure, tra cui Romano, scrittore
teatrale mai realizzato e perennemente
al guinzaglio di una giovane donna; Lello,
ricco venditore all'ingrosso di giocattoli
dalla parlantina sciolta e marito infedele;
Viola, facoltosa borghese con un
figlio pazzo; Stefania, egocentrica scrittrice
radical chic; Dadina, la direttrice
del giornale su cui Jep scrive.
Una mattina, tornando da uno di quegli
sciatti salotti, incontra il marito di Elisa,
il suo primo amore, che lo attende davanti
alla porta
di casa. Elisa è
morta, lasciandosi dietro solo un diario
dove narra dell'amore, mai perduto,
verso Jep.
Quest'episodio, unito al compimento
del suo 65esimo compleanno, spinge
Jep a una profonda e malinconica rivisitazione
della sua vita, a una lunga meditazione
su se stesso e sul mondo che lo
circonda. E, soprattutto, innesca in lui,
un pensiero che, probabilmente, albergava
nascosto da molto tempo: «Ho una
mezza idea di riprendere a scrivere».
Roma è per tutta la durata del film teatro
onirico di feste, vignette, presagi e
incontri casuali, da Ramona spogliarellista
dai segreti dolorosi al cardinale Bellucci
che si intende più di cucina che di
fede. Ben presto anche il suo "circolo
vizioso" si rompe: Ramona, con cui aveva
instaurato un rapporto innocente e
profondo, muore per un male incurabile;
Romano, deluso dall'ingannevole
bellezza di Roma, lascia la città, Stefania,
umiliata da Jep che le aveva rivelato
i suoi scheletri nell'armadio, abbandona
la vita mondana. Viola invece, dopo la
morte del figlio, dona tutti i suoi beni
alla Chiesa cattolica e diventa una missionaria
in Africa.
Sembra il segno di un fallimento durato
un'intera vita.
Ma proprio nel momento in cui le speranze
sembrano abbandonare definitivamente
Jep, ecco che
l'illuminazione arriva:
dopo un incontro,
spinto da Dadina che
vuole ottenere un'intervista
con una
"Santa", una missionaria
cattolica nel terzo
mondo, Jep si reca
all'Isola del Giglio per
un reportage sul naufragio
della Costa Concordia.
E proprio qui,
ricordandosi del suo
primo incontro con
Elisa in un flashback, si
riaccende in lui un
barlume di speranza: il
suo prossimo romanzo
è finalmente pronto per venire alla
luce.
È il senso di "sospensione" presente,
come sottofondo, per tutta la durata del
film il sentimento prevalente. Un senso
di attesa, un limbo, a volte patetico, in
cui vivono la maggior parte dei personaggi,
in attesa di qualcosa di grande, di
importante, che tuttavia fa smarrire le
piccole, "magiche" cose che ci danno
piacere, felicità e bellezza. Il protagonista,
in fondo, in questo girovagare e
aspettare, non ha trovato, come lui
stesso dice, questa "Grande Bellezza"
ma ha ritrovato la speranza. La speranza
di un futuro, di un bel futuro, fatto di
cose che non sono da cercare chissà
dove, perché ci si accorge semplicemente
di averle sotto mano, ci si accorge,
improvvisamente, di apprezzarle
senza fuggire, senza più inseguire niente.
Giulia Zacchino

