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| 22:35
La grande bellezza è un film del 2013 diretto da Paolo Sorrentino. È stato presentato in concorso al Festival di Cannes ed ha vinto il Premio Oscar come miglior film in lingua straniera, il Golden Globe come miglior film straniero e numerosi altri premi internazionali. Jep Gambardella, il protagonista, è un giornalista di costume e critico teatrale, dal fascino innegabile, impegnato a districarsi tra gli eventi mondani di Roma.
La grande bellezza è un film del 2013 diretto da Paolo Sorrentino. È stato presentato in concorso al Festival di Cannes ed ha vinto il Premio Oscar come miglior film in lingua straniera, il Golden Globe come miglior film straniero e numerosi altri premi internazionali. Jep Gambardella, il protagonista, è un giornalista di costume e critico teatrale, dal fascino innegabile, impegnato a districarsi tra gli eventi mondani di Roma.Cimentatosi in gioventù anche nella scrittura, ha scritto un solo libro, L'apparato umano. Non ha più scritto altro nonostante questa sua prima opera fosse stata molto apprezzata. Per la sua pigrizia, ma soprattutto perché sente che nella sua vita non c'è più nulla in cui credere, né qualcosa da comunicare. Lo scopo della sua esistenza è stato quello di divenire non solo "un" mondano ma il primo dei mondani, come lui stesso confessa: «Quando sono arrivato a Roma, a 26 anni, sono precipitato abbastanza presto, quasi senza rendermene conto, in quello che potrebbe essere definito "il vortice della mondanità". Ma io non volevo essere semplicemente un mondano. Volevo diventare il re dei mondani. E ci sono riuscito. Io non volevo solo partecipare alle feste. Volevo avere il potere di farle fallire». Frequenta ogni notte un siparietto confuso e statico di amici intimi e compagni di sventure, tra cui Romano, scrittore teatrale mai realizzato e perennemente al guinzaglio di una giovane donna; Lello, ricco venditore all'ingrosso di giocattoli dalla parlantina sciolta e marito infedele; Viola, facoltosa borghese con un figlio pazzo; Stefania, egocentrica scrittrice radical chic; Dadina, la direttrice del giornale su cui Jep scrive. Una mattina, tornando da uno di quegli sciatti salotti, incontra il marito di Elisa, il suo primo amore, che lo attende davanti alla porta di casa. Elisa è morta, lasciandosi dietro solo un diario dove narra dell'amore, mai perduto, verso Jep. Quest'episodio, unito al compimento del suo 65esimo compleanno, spinge Jep a una profonda e malinconica rivisitazione della sua vita, a una lunga meditazione su se stesso e sul mondo che lo circonda. E, soprattutto, innesca in lui, un pensiero che, probabilmente, albergava nascosto da molto tempo: «Ho una mezza idea di riprendere a scrivere». Roma è per tutta la durata del film teatro onirico di feste, vignette, presagi e incontri casuali, da Ramona spogliarellista dai segreti dolorosi al cardinale Bellucci che si intende più di cucina che di fede. Ben presto anche il suo "circolo vizioso" si rompe: Ramona, con cui aveva instaurato un rapporto innocente e profondo, muore per un male incurabile; Romano, deluso dall'ingannevole bellezza di Roma, lascia la città, Stefania, umiliata da Jep che le aveva rivelato i suoi scheletri nell'armadio, abbandona la vita mondana. Viola invece, dopo la morte del figlio, dona tutti i suoi beni alla Chiesa cattolica e diventa una missionaria in Africa. Sembra il segno di un fallimento durato un'intera vita. Ma proprio nel momento in cui le speranze sembrano abbandonare definitivamente Jep, ecco che l'illuminazione arriva: dopo un incontro, spinto da Dadina che vuole ottenere un'intervista con una "Santa", una missionaria cattolica nel terzo mondo, Jep si reca all'Isola del Giglio per un reportage sul naufragio della Costa Concordia. E proprio qui, ricordandosi del suo primo incontro con Elisa in un flashback, si riaccende in lui un barlume di speranza: il suo prossimo romanzo è finalmente pronto per venire alla luce. È il senso di "sospensione" presente, come sottofondo, per tutta la durata del film il sentimento prevalente. Un senso di attesa, un limbo, a volte patetico, in cui vivono la maggior parte dei personaggi, in attesa di qualcosa di grande, di importante, che tuttavia fa smarrire le piccole, "magiche" cose che ci danno piacere, felicità e bellezza. Il protagonista, in fondo, in questo girovagare e aspettare, non ha trovato, come lui stesso dice, questa "Grande Bellezza" ma ha ritrovato la speranza. La speranza di un futuro, di un bel futuro, fatto di cose che non sono da cercare chissà dove, perché ci si accorge semplicemente di averle sotto mano, ci si accorge, improvvisamente, di apprezzarle senza fuggire, senza più inseguire niente.

Giulia Zacchino

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